Rappresentazione teatrale: Beppe di nulla
In: Toscana : Firenze : Firenze
Descrizione
Teatro Everest
Via Volterrana 4/b
Compagnia I Favolanti
di e con Elisabetta Salvatori
accompagnata al violino da Matteo Ceramelli
Testo di straordinaria forza evocativa, ispirato alla vita d’una donna realmente vissuta nella Versilia del primo Novecento e abitato da fantasmi letterari (Luis Sepùlveda), che avvolgono la narrazione in una struggente epica esistenziale. E’ il racconto di una donna non comune che per mantenersi narrava storie e lo faceva la sera nella sua casa dove la gente veniva a chiederle un racconto a tema: e lei con la sua fantasia e per pochi spiccioli improvvisava con il calore della sua voce.
L’emozione ritrovata della parola, che riattinge a sé e nel racconto la magia della favola.
Un viaggio a ritroso nel tempo della storia e dell’infanzia.
"Non era una donna uguale alle altre. La chiamavano "LA Bella di Nulla". "Nulla" era il soprannome che davano al padre, "Bella" perchè era bella.
Beppe di Nulla , il babbo, ereditò quel nomignolo sul lavoro. Scaricava i blocchi di marmo nel piazzale davanti al porto di Carrara, e pare che un giorno, dopo il lavoro, al momento della paga, il padrone volesse ricompensarlo con una cifra inferiore a quella concordata. Beppe era un uomo con profondo senso di giustizia, voleva quello che gli spettava, né di più, né di meno, ma di fronte all'arroganza e all'insistenza del datore di lavoro, tirò fuori il suo orgoglio e disse che piuttosto che prendere meno, allora lui non voleva "nulla", che preferiva non avere "nulla", che era più dignitoso non accettare "nulla". Erano tempi duri. Si tribolava, e rifiutare dei soldi, oltre che un gesto di sfida, era pane in meno sulla tavola, e Beppe aveva tre figlie da sfamare. Ma rimase fermo sulla sua scelta, e se ne andò dal deposito, sistemandosi il cappello lasciando i compagni di lavoro orgogliosi e fieri di lui, e il padrone allibito con i soldi in mano. E da allora per tutti fu "Beppe di Nulla"…"
Elisabetta Salvatori
Teatro Everest
Via Volterrana 4/b
Compagnia I Favolanti
di e con Elisabetta Salvatori
accompagnata al violino da Matteo Ceramelli
Testo di straordinaria forza evocativa, ispirato alla vita d’una donna realmente vissuta nella Versilia del primo Novecento e abitato da fantasmi letterari (Luis Sepùlveda), che avvolgono la narrazione in una struggente epica esistenziale. E’ il racconto di una donna non comune che per mantenersi narrava storie e lo faceva la sera nella sua casa dove la gente veniva a chiederle un racconto a tema: e lei con la sua fantasia e per pochi spiccioli improvvisava con il calore della sua voce.
L’emozione ritrovata della parola, che riattinge a sé e nel racconto la magia della favola.
Un viaggio a ritroso nel tempo della storia e dell’infanzia.
"Non era una donna uguale alle altre. La chiamavano "LA Bella di Nulla". "Nulla" era il soprannome che davano al padre, "Bella" perchè era bella.
Beppe di Nulla , il babbo, ereditò quel nomignolo sul lavoro. Scaricava i blocchi di marmo nel piazzale davanti al porto di Carrara, e pare che un giorno, dopo il lavoro, al momento della paga, il padrone volesse ricompensarlo con una cifra inferiore a quella concordata. Beppe era un uomo con profondo senso di giustizia, voleva quello che gli spettava, né di più, né di meno, ma di fronte all'arroganza e all'insistenza del datore di lavoro, tirò fuori il suo orgoglio e disse che piuttosto che prendere meno, allora lui non voleva "nulla", che preferiva non avere "nulla", che era più dignitoso non accettare "nulla". Erano tempi duri. Si tribolava, e rifiutare dei soldi, oltre che un gesto di sfida, era pane in meno sulla tavola, e Beppe aveva tre figlie da sfamare. Ma rimase fermo sulla sua scelta, e se ne andò dal deposito, sistemandosi il cappello lasciando i compagni di lavoro orgogliosi e fieri di lui, e il padrone allibito con i soldi in mano. E da allora per tutti fu "Beppe di Nulla"…"
Elisabetta Salvatori
Periodo: la manifestazione si è tenuta in passato nel mese di ed è presa dal nostro archivio storico.
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