EC Classics 2005: Sfida Infernale
In: Veneto : Padova : Padova
Descrizione
ore 21:15 Cinema Excelsior
SFIDA INFERNALE di John Ford
(My Darling Clementine)
(USA 1946, durata 97’)
Interpreti: Henry Fonda, Victor Mature, Walter Brennan, Cathy Downs, Alan Mowbray
Il genere western, il “cinema americano per eccellenza” secondo una ormai celebre definizione critica, è legato ad un momento cruciale della storia americana, la “conquista dell’Ovest”, fenomeno complesso ed articolabile in ulteriori e specifici “cicli” (dal pionerismo e dal popolamento delle terre ai conflitti con gli indiani, dalla guerra di Secessione alla faticosa affermazione della Legge nei nuovi insediamenti urbani), che i film western hanno raccontato trovando ispirazione tanto nella letteratura popolare ambientata in quel contesto quanto negli avvenimenti storici e nelle “leggende” che lì erano nate tramandandosi poi nei decenni successivi. Sfida infernale mette appunto in scena una delle più famose - nonché più cinematograficamente trasposte - storie leggendarie del West: quella dello sceriffo Wyatt Earp e del suo scontro a fuoco con la famiglia Clanton all’O.K. Corral. Ford parte quindi dalla “cronaca”, ma attraverso una magistrale messa in scena e sfruttando tutte le potenzialità del genere western eleva i suoi personaggi ad una statura “mitica”, raccontando una storia esemplare sullo sfondo di una città di frontiera.
La scintilla che avvia l’intera vicenda è uno dei motori primari del cinema western: la Vendetta. Wyatt Earp diventa infatti sceriffo di Tombstone per scoprire chi ha assassinato suo fratello James, aiutato in questo compito dagli altri due fratelli. Earp è il personaggio principale e l’eroe positivo del film, l’uomo del West abile con la pistola e inflessibile con i propri nemici, che agisce per riparare ad un’ingiustizia che lo riguarda personalmente, contribuendo in questo modo a costruire un ordine laddove prima regnava la sopraffazione. Contrapposto ad Earp è Old Clanton, allevatore di bestiame avido e criminale (altro personaggio tipico del western: il cattle king), figura quasi primordiale di padre, circondato dai figli a lui completamente sottomessi. Due personaggi che Ford non riduce però a semplici incarnazioni dello scontro etico sempre presente nei western, arricchendoli invece di sfumature “umane” (Earp timido e impacciato con Clementine, in contrasto con la sua abituale risolutezza; Old Clanton che si dispera per la morte dei figli). Un altro protagonista è poi Doc Holliday, che se da un lato introduce un’altra tematica tipica del western (l’Amicizia Virile), dall’altro è il personaggio più enigmatico del film: malato e in fuga dal proprio passato, non manca però di partecipare alla sparatoria finale, trasformando in eroismo la sua sconfitta esistenziale. Holliday è anche punto di attrazione dei personaggi femminili, Chihuahua e Clementine: se la prima è la donna messicana che rappresenta passionalità e istinto, la seconda è invece la “donna dell’Est”, che potrà dare il proprio contributo alla “civilizzazione” della frontiera. Le magnifiche interpretazioni di Henry Fonda (capace di rendere un’emozione o uno stato d’animo attraverso un semplice sguardo o una gestualità minima) e di Victor Mature (l’espressione tormentata che si tramuta in gesto violento: il colpo di tosse, il bicchiere scagliato sul diploma incorniciato, il colpo di pistola alla lampada) riescono a dare uno straordinario spessore ai due protagonisti, mentre alcuni buffi comprimari contribuiscono ad innestare nel tono lirico del film una certa dose di comicità, caratteristica questa tra le più tipiche del cinema di Ford.
Si tratta, come già detto, di un western “urbano”, ma sullo sfondo rimane pur sempre la Monument Valley (diventata nei decenni l’icona del genere), che ci ricorda che il western è anche messa in scena del rapporto tra essere umano e ambiente naturale (ambiente dal quale emerge Earp nelle prime inquadrature del film; ambiente al quale Earp ritorna nell’ultima immagine).
Il film ha una solida struttura narrativa e procede in maniera rettilinea, sorretto da uno stile sostanzialmente classico (sequenze separate da dissolvenze in nero o incrociate; montaggio “invisibile” con raccordi sull’asse, sul movimento e sullo sguardo; uso frequente e prolungato del campo/controcampo per mostrare i vari incontri tra i personaggi); la macchina da presa è perlopiù fissa e Ford, che dalla lunga esperienza nel cinema muto ha imparato a costruire immagini che bastino a se stesse, sceglie sempre punti di vista che riescano a “economizzare” la narrazione. L’atmosfera visiva costruita da Ford per una storia cupa e punteggiata di morti violente è comunque molto disturbante: la fotografia è fortemente chiaroscurata (immagini buie rischiarate da sporadiche zone luminose, ombre che oscurano i volti e che si allungano sulle superfici, forti contrasti anche nelle riprese in esterni), mentre l’uso della profondità di campo e la presenza di linee oblique che attraversano l’inquadratura (si pensi al bancone del saloon, lungo il quale i personaggi si dispongono), producono immagini compositivamente non equilibrate. Memorabile infine la sequenza della sparatoria, con l’utilizzo - dal lunghissimo al ravvicinato - di tutti i piani a disposizione e con la costruzione dello spazio realizzata attraverso la sapiente orchestrazione di molteplici punti di vista.
Se con Ombre rosse (Stagecoach, 1939) John Ford costruisce un nuovo modello di riferimento per il western mettendo a frutto un insieme di elementi convenzionali - sia narrativi che iconografici - che si erano via via codificati a partire dall’epoca del muto, con Sfida infernale realizza un altro capolavoro della sua ricca filmografia e dell’intero genere, “aprendo” a tutto il western “maggiorenne” dei due decenni successivi, regalandoci allo stesso tempo una galleria di personaggi capaci ancora oggi, se si riesce ad avere nei loro confronti uno sguardo sufficientemente “innocente”, di farci rivivere le emozioni di un cinema che ai nostri giorni non esiste più.
ore 21:15 Cinema Excelsior
SFIDA INFERNALE di John Ford
(My Darling Clementine)
(USA 1946, durata 97’)
Interpreti: Henry Fonda, Victor Mature, Walter Brennan, Cathy Downs, Alan Mowbray
Il genere western, il “cinema americano per eccellenza” secondo una ormai celebre definizione critica, è legato ad un momento cruciale della storia americana, la “conquista dell’Ovest”, fenomeno complesso ed articolabile in ulteriori e specifici “cicli” (dal pionerismo e dal popolamento delle terre ai conflitti con gli indiani, dalla guerra di Secessione alla faticosa affermazione della Legge nei nuovi insediamenti urbani), che i film western hanno raccontato trovando ispirazione tanto nella letteratura popolare ambientata in quel contesto quanto negli avvenimenti storici e nelle “leggende” che lì erano nate tramandandosi poi nei decenni successivi. Sfida infernale mette appunto in scena una delle più famose - nonché più cinematograficamente trasposte - storie leggendarie del West: quella dello sceriffo Wyatt Earp e del suo scontro a fuoco con la famiglia Clanton all’O.K. Corral. Ford parte quindi dalla “cronaca”, ma attraverso una magistrale messa in scena e sfruttando tutte le potenzialità del genere western eleva i suoi personaggi ad una statura “mitica”, raccontando una storia esemplare sullo sfondo di una città di frontiera.
La scintilla che avvia l’intera vicenda è uno dei motori primari del cinema western: la Vendetta. Wyatt Earp diventa infatti sceriffo di Tombstone per scoprire chi ha assassinato suo fratello James, aiutato in questo compito dagli altri due fratelli. Earp è il personaggio principale e l’eroe positivo del film, l’uomo del West abile con la pistola e inflessibile con i propri nemici, che agisce per riparare ad un’ingiustizia che lo riguarda personalmente, contribuendo in questo modo a costruire un ordine laddove prima regnava la sopraffazione. Contrapposto ad Earp è Old Clanton, allevatore di bestiame avido e criminale (altro personaggio tipico del western: il cattle king), figura quasi primordiale di padre, circondato dai figli a lui completamente sottomessi. Due personaggi che Ford non riduce però a semplici incarnazioni dello scontro etico sempre presente nei western, arricchendoli invece di sfumature “umane” (Earp timido e impacciato con Clementine, in contrasto con la sua abituale risolutezza; Old Clanton che si dispera per la morte dei figli). Un altro protagonista è poi Doc Holliday, che se da un lato introduce un’altra tematica tipica del western (l’Amicizia Virile), dall’altro è il personaggio più enigmatico del film: malato e in fuga dal proprio passato, non manca però di partecipare alla sparatoria finale, trasformando in eroismo la sua sconfitta esistenziale. Holliday è anche punto di attrazione dei personaggi femminili, Chihuahua e Clementine: se la prima è la donna messicana che rappresenta passionalità e istinto, la seconda è invece la “donna dell’Est”, che potrà dare il proprio contributo alla “civilizzazione” della frontiera. Le magnifiche interpretazioni di Henry Fonda (capace di rendere un’emozione o uno stato d’animo attraverso un semplice sguardo o una gestualità minima) e di Victor Mature (l’espressione tormentata che si tramuta in gesto violento: il colpo di tosse, il bicchiere scagliato sul diploma incorniciato, il colpo di pistola alla lampada) riescono a dare uno straordinario spessore ai due protagonisti, mentre alcuni buffi comprimari contribuiscono ad innestare nel tono lirico del film una certa dose di comicità, caratteristica questa tra le più tipiche del cinema di Ford.
Si tratta, come già detto, di un western “urbano”, ma sullo sfondo rimane pur sempre la Monument Valley (diventata nei decenni l’icona del genere), che ci ricorda che il western è anche messa in scena del rapporto tra essere umano e ambiente naturale (ambiente dal quale emerge Earp nelle prime inquadrature del film; ambiente al quale Earp ritorna nell’ultima immagine).
Il film ha una solida struttura narrativa e procede in maniera rettilinea, sorretto da uno stile sostanzialmente classico (sequenze separate da dissolvenze in nero o incrociate; montaggio “invisibile” con raccordi sull’asse, sul movimento e sullo sguardo; uso frequente e prolungato del campo/controcampo per mostrare i vari incontri tra i personaggi); la macchina da presa è perlopiù fissa e Ford, che dalla lunga esperienza nel cinema muto ha imparato a costruire immagini che bastino a se stesse, sceglie sempre punti di vista che riescano a “economizzare” la narrazione. L’atmosfera visiva costruita da Ford per una storia cupa e punteggiata di morti violente è comunque molto disturbante: la fotografia è fortemente chiaroscurata (immagini buie rischiarate da sporadiche zone luminose, ombre che oscurano i volti e che si allungano sulle superfici, forti contrasti anche nelle riprese in esterni), mentre l’uso della profondità di campo e la presenza di linee oblique che attraversano l’inquadratura (si pensi al bancone del saloon, lungo il quale i personaggi si dispongono), producono immagini compositivamente non equilibrate. Memorabile infine la sequenza della sparatoria, con l’utilizzo - dal lunghissimo al ravvicinato - di tutti i piani a disposizione e con la costruzione dello spazio realizzata attraverso la sapiente orchestrazione di molteplici punti di vista.
Se con Ombre rosse (Stagecoach, 1939) John Ford costruisce un nuovo modello di riferimento per il western mettendo a frutto un insieme di elementi convenzionali - sia narrativi che iconografici - che si erano via via codificati a partire dall’epoca del muto, con Sfida infernale realizza un altro capolavoro della sua ricca filmografia e dell’intero genere, “aprendo” a tutto il western “maggiorenne” dei due decenni successivi, regalandoci allo stesso tempo una galleria di personaggi capaci ancora oggi, se si riesce ad avere nei loro confronti uno sguardo sufficientemente “innocente”, di farci rivivere le emozioni di un cinema che ai nostri giorni non esiste più.
Periodo: la manifestazione si è tenuta in passato nel mese di ed è presa dal nostro archivio storico.
Se l'evento si ripeterà anche quest'anno per favore segnalaci le nuove date »

