"Silenzi" al Teatro dell'Acquario


In: Calabria : Cosenza : Cosenza

Descrizione
LA BARRACA (CASTROLIBERO- CS)
“SILENZI”
Fonte A. Rimbaud – T. H. Eliot – R. M. Rilke, Pessoa, Neruda
Autore e regia Nuccia Pugliese
Attori Rossana Micciulli, Francesco Liuzzi
Questo spettacolo nasce da una percezione e da una convinzione: la percezione, o meglio, la somma di percezioni visive e sonore che illustrano e costellano – secondo il codice enigmatico e intermittente proprio dei sogni – una dimensione interiore che fa sentire l’individuo di “essere” al di qua ed anche al di là di ogni autocoscienza razionale (bambino in ascolto di una conchiglia, quiete amorosa di un elefante amico, volo e sogno di volo quando si diventa delfini);
La convinzione, profonda e progressiva tanto da diventare l’idea – guida di tutto il nostro lavoro scenico, è che quella dimensione, che chiameremo qui la residua “angelicità” dell’essere uomini, costituisca la vera sostanza della macchina umana: atopica – unico luogo che la ospita è il teatro, sommo “non luogo” ma anche unico mondo abitabile – indicibile e pure espressiva perché parlante tutti i linguaggi – corpo, occhi, colori, suoni – oltre che tutti i silenzi.
In termini consacrati e logorati, dall’usa di tradizioni o di dottrina, potremmo dire “anima” o “immaginario” o ancora “mondo interiore” : cui dare rappresentazione percettiva, una sorta di visibilità totale anche se sospesa nel territorio indefinito dello spettacolo scenico.

In realtà si tratta per noi della possibilità – unica e probabilmente ultima in antagonismo con la concezione dominante della vita come prestazione sociale governata dal consumo (di merci ma anche di emozioni, digeribili e indolori) – di esistere: magari “sulla soglia” di una stanza, una stanza le cui pareti sottili e trasparenti separano ma non segregano due bambini uomini che stanno in ascolto di tutto l’universo che c’è, mentre la loro inessenziale ma definitiva parola li stringe in una incessante comunicazione secondo traiettorie, che, invisibili come quelle che tracciano le costellazioni astrali che qui il teatro si incarica di svelare, vincola le loro solitudini.
Questo spettacolo vive perciò di immaginazione, qualcosa di incorporeo che richiede di essere rappresentato prima di tutto all’attore, estremamente solo nella sua attitudine di attesa e di ascolto verso segnali di vita “altra”.
La parola teatrale è perciò ben presto diventata la parola stessa del bambino attore, della marionetta – mimo, dell’anima che sente, sogna, soffre e “vede” se stessa per intero sulle pareti trasparenti della culla/stanza che la circonda.
L’ “essere in scena” costringe ogni volta a “essere in vita” secondo altre pulsazioni, altri respiri, ma anche a pensare la propria esistenza come meno scissa, meno alienata: e soprattutto a testimoniare così, con i propri corpi dentro la quotidianità del “teatro del mondo e teatro del sud”, una speranza estrema ma ancora viva nell’uomo, nella sua capacità di farsi angelo e di non delegare più ad angeli inventati – magari da ogni tipo di potere – la fatica splendida e spaventosa di “trasformare il mondo” che oggi ne ha bisogno più che mai.

La compagnia con il progetto “silenzi” è stata finalista al premio scenario 20


Periodo: la manifestazione si è tenuta in passato dal al ed è presa dal nostro archivio storico.
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Il testo è stato gentilmente fornito da: MariaLuisa/Lulla Garofalo p. Centro R.A.T.


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