Teatro: 'Una casa di bambola' di Henrik Ibsen
In: Lombardia : Milano : Milano
Descrizione
Teatro Sala Fontana
Una rilettura critica del celebre capolavoro di Henrik Ibsen, Una Casa di Bambola.
Una rilettura critica, ma non demolitrice del celebre capolavoro di Ibsen, critica perché tesa a liberarla dai pregiudizi culturali, dai luoghi comuni interpretativi che su questo testo si sono depositati dal suo debutto sulle scene.
La leggenda di Nora, quale eroina del movimento femminista, è ancora oggi dura a morire. La forte impostazione antirealista si esprime da subito nella rinuncia a qualsiasi descrittivismo scenografico a favore di un dispositivo scenico altamente essenziale, costituito soltanto da un tappeto bianco e da qualche sedia intorno. Il famoso salotto borghese si trasforma qui in un ring: un luogo dove domina la legge della giungla, dove non c’è posto per i sentimenti, ma dove, al contrario, si celebra la necessità della loro assenza e il pericolo del loro ingombro. Un luogo dove gli attori–personaggi (cinque marionette mosse da imperscrutabili fili, pupazzi di un’amara commedia dai ruoli rigidamente stabiliti) sono impegnati in un corpo a corpo di tipo agonistico, restando temporaneamente ai lati del quadrato, quando esclusi dal gioco delle parti e non impegnati nel loro round. Un luogo dove la recitazione rinuncia ai tradizionali e poco rivelatori intimismi psicologici e s’innerva in una vocalità esasperata, in una febbre dei corpi che evidenzia al meglio la violenza della situazione. Luci e musica si tessono nelle maglie e nelle geometrie drammaturgiche esattissime di Ibsen. Il testo risulta così messo in provetta o sotto radice quadrata per meglio farne venir fuori i rimandi, le concordanze, le rime interne che mettono in discussione il luogo comune di Ibsen quale autore eminentemente realista, tutto votato a una drammaturgia civile, condottiero intransigente di battaglie per la liberazione della donna. In Una Casa di Bambola c’è di più: è tutta una classe, una società, una cultura ad essere derisa e provocata. Quella classe che, appena nata, mostrava già il volto livido della propria marcescenza
Teatro Sala Fontana
Una rilettura critica del celebre capolavoro di Henrik Ibsen, Una Casa di Bambola.
Una rilettura critica, ma non demolitrice del celebre capolavoro di Ibsen, critica perché tesa a liberarla dai pregiudizi culturali, dai luoghi comuni interpretativi che su questo testo si sono depositati dal suo debutto sulle scene.
La leggenda di Nora, quale eroina del movimento femminista, è ancora oggi dura a morire. La forte impostazione antirealista si esprime da subito nella rinuncia a qualsiasi descrittivismo scenografico a favore di un dispositivo scenico altamente essenziale, costituito soltanto da un tappeto bianco e da qualche sedia intorno. Il famoso salotto borghese si trasforma qui in un ring: un luogo dove domina la legge della giungla, dove non c’è posto per i sentimenti, ma dove, al contrario, si celebra la necessità della loro assenza e il pericolo del loro ingombro. Un luogo dove gli attori–personaggi (cinque marionette mosse da imperscrutabili fili, pupazzi di un’amara commedia dai ruoli rigidamente stabiliti) sono impegnati in un corpo a corpo di tipo agonistico, restando temporaneamente ai lati del quadrato, quando esclusi dal gioco delle parti e non impegnati nel loro round. Un luogo dove la recitazione rinuncia ai tradizionali e poco rivelatori intimismi psicologici e s’innerva in una vocalità esasperata, in una febbre dei corpi che evidenzia al meglio la violenza della situazione. Luci e musica si tessono nelle maglie e nelle geometrie drammaturgiche esattissime di Ibsen. Il testo risulta così messo in provetta o sotto radice quadrata per meglio farne venir fuori i rimandi, le concordanze, le rime interne che mettono in discussione il luogo comune di Ibsen quale autore eminentemente realista, tutto votato a una drammaturgia civile, condottiero intransigente di battaglie per la liberazione della donna. In Una Casa di Bambola c’è di più: è tutta una classe, una società, una cultura ad essere derisa e provocata. Quella classe che, appena nata, mostrava già il volto livido della propria marcescenza
Periodo: la manifestazione si è tenuta in passato nel mese di ed è presa dal nostro archivio storico.
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