Spettacolo teatrale: Factum est di Giovanni Testori
In: Lombardia : Milano : Milano
Descrizione
Teatro Sala Fontana
Via Boltraffio 21
Poemetto drammatico in 14 canti, che scandiscono le stazioni di una sorta di passione, quasi una via crucis.
Il testo fu scritto nel 1980 da Giovanni Testori, appositamente per Andrea Soffiantini, attore caro al drammaturgo fin dalle repliche di Interrogatorio a Maria (1978). Il debutto dello spettacolo avvenne l’11 maggio 1981 nella suggestiva cornice della Basilica del Carmine a Firenze, con il giovane attore protagonista diretto da Emanuele Banterle. In Factum est Giovanni Testori ha dato voce ad una creatura appena concepita per farle reclamare il diritto alla vita, che il padre vuole negarle e la madre acconsente a toglierle. La creatura, che, prima in un confuso balbettio, poi con parole sempre più scandite e più forti, si esprime in Factum est (con un linguaggio inventato dall’autore, di straordinaria originalità e di impressionante vigore) è, per Giovanni Testori, creatura sacra per il fatto stesso di essere viva: in essa s’incarna Dio, sopprimerla significa sopprimere Dio. Con tutta la passione religiosa di cui si carica, il grido lanciato nello spettacolo è quello della carne trafitta, offesa, della vita che sta per essere uccisa. Un risultato estremo della poesia di Giovanni Testori, in cui sofferenza umana e religiosità non sono separabili, sono anzi una sola cosa; è questo il suo segno distintivo, ciò che la rende inconfondibile e che ne rende assolutamente unici e imparagonabili gli esiti. Ci troviamo di fronte ad un Giovanni Testori in piena coscienza della sua conversione, che utilizza il teatro come luogo estremo della comunicazione, sempre altamente poetica ed efficace, fatta di parole dure ed aspre, che rotolano come pietre e investono come un meteorite infuocato, una vera e propria bufera verbale.
Si tratta di un monologo, che per l’autore è la forma più alta e totale del teatro, fatto di versi brevi, metafore elementari, quasi infantili, di un realismo popolare, su rime semplici, cadenze orecchiabili, esili o violente, tra l’urlo e il pianto, ricco di riferimenti culturali che vanno dalle letture bibliche, alla poesia delle origini, alla poesia dantesca, ma calibrati su un orecchio popolare, per arrivare diretti al cuore della gente. Per questa ragione il pubblico è invitato a numero chiuso sul palco (sono a disposizione 70 posti) insieme all’interprete per vivere intensamente le emozioni dello spettacolo.
Teatro Sala Fontana
Via Boltraffio 21
Poemetto drammatico in 14 canti, che scandiscono le stazioni di una sorta di passione, quasi una via crucis.
Il testo fu scritto nel 1980 da Giovanni Testori, appositamente per Andrea Soffiantini, attore caro al drammaturgo fin dalle repliche di Interrogatorio a Maria (1978). Il debutto dello spettacolo avvenne l’11 maggio 1981 nella suggestiva cornice della Basilica del Carmine a Firenze, con il giovane attore protagonista diretto da Emanuele Banterle. In Factum est Giovanni Testori ha dato voce ad una creatura appena concepita per farle reclamare il diritto alla vita, che il padre vuole negarle e la madre acconsente a toglierle. La creatura, che, prima in un confuso balbettio, poi con parole sempre più scandite e più forti, si esprime in Factum est (con un linguaggio inventato dall’autore, di straordinaria originalità e di impressionante vigore) è, per Giovanni Testori, creatura sacra per il fatto stesso di essere viva: in essa s’incarna Dio, sopprimerla significa sopprimere Dio. Con tutta la passione religiosa di cui si carica, il grido lanciato nello spettacolo è quello della carne trafitta, offesa, della vita che sta per essere uccisa. Un risultato estremo della poesia di Giovanni Testori, in cui sofferenza umana e religiosità non sono separabili, sono anzi una sola cosa; è questo il suo segno distintivo, ciò che la rende inconfondibile e che ne rende assolutamente unici e imparagonabili gli esiti. Ci troviamo di fronte ad un Giovanni Testori in piena coscienza della sua conversione, che utilizza il teatro come luogo estremo della comunicazione, sempre altamente poetica ed efficace, fatta di parole dure ed aspre, che rotolano come pietre e investono come un meteorite infuocato, una vera e propria bufera verbale.
Si tratta di un monologo, che per l’autore è la forma più alta e totale del teatro, fatto di versi brevi, metafore elementari, quasi infantili, di un realismo popolare, su rime semplici, cadenze orecchiabili, esili o violente, tra l’urlo e il pianto, ricco di riferimenti culturali che vanno dalle letture bibliche, alla poesia delle origini, alla poesia dantesca, ma calibrati su un orecchio popolare, per arrivare diretti al cuore della gente. Per questa ragione il pubblico è invitato a numero chiuso sul palco (sono a disposizione 70 posti) insieme all’interprete per vivere intensamente le emozioni dello spettacolo.
Periodo: la manifestazione si è tenuta in passato nel mese di ed è presa dal nostro archivio storico.
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