L’oro di Venezia


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Descrizione
Arredi da parata veneziani del ‘700.

È un tavolo da parete in legno di noce scolpito e dorato lo straordinario “incunabolo” del mobile barocco veneziano, per la prima volta esposto al pubblico in occasione di Modenantiquaria. Faceva parte dell’oramai smembrato “arredamento da pompa” del penultimo doge della Serenissima Repubblica, Paolo Renier. Un’ipotesi seducente, quanto ardita, ne riferisce la paternità allo scultore veneziano Antonio Corradini (1688 - 1752), il cui nome è indissolubilmente legato all’infelice epopea del Bucintoro settecentesco – divorato dalle fiamme appiccate dai Francesi nel 1797 -. Per il pendant, conservato al Museo di Ca’ Rezzonico, Alvar González Palacios parla di una “fra le più alte espressioni della mobilia italiana del XVIII secolo”.

Icona dell’estrosa stagione artistica veneziana tardo – barocca, che seppe piegare il mobile a squisito pretesto per virtuosistiche divagazioni plastiche, la “console Renier” apre la mostra collaterale “L’Oro di Venezia”, realizzata in collaborazione con Clara Santini, già curatrice di volumi d’arte e della mostra “Le lacche dei Veneziani” collaterale dell’edizione 2004.
Scenografici, enfatici, eccessivi, emblema della Venezia trionfante del XVIII secolo, gli arredi da parata ne sono i protagonisti indiscussi. Il comune denominatore è la foglia d’oro, accuratamente stesa sulla preparazione di gesso e bolo che leviga le cedevoli superfici del legno, gelosa prerogativa della confraternita artigiana dei Doratori, uno dei sette colonnelli dell’arte veneziana dei Depentori.
Sono consoles dall’instabile linea a serpentina, sontuose poltrone, aggraziatissimi “giridoni” – corruzione veneziana del francese guéridon -, preziose specchiere descritte da calligrafiche sequenze ad intaglio. Nella rigorosa, quanto sapiente orchestrazione di saloni, sale e salotti, si armonizzano mirabilmente con gli apparati pittorici e la profusione degli stucchi, fondendosi in un continuum decorativo che costituisce l’inconfondibile suggello del gusto veneziano settecentesco dell’arredo.


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Il testo è stato gentilmente fornito da: Daniela Severi Ufficio Stampa Studio Lobo


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