Mostra culturale: “Venezia prima della Biennale”.
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Descrizione
Il 19 febbraio 2005, in occasione dell’apertura della XIX edizione di Modenantiquaria, si rinnova l’appuntamento al padiglione Excelsior con il grande collezionismo della pittura italiana dell’Ottocento, che vede la partecipazione di oltre venti tra gli operatori più qualificati nel settore. Contemporaneamente, nello stesso padiglione, verrà presentata la oramai consueta mostra collaterale che, anch’essa incentrata su quel periodo artistico, costituirà un ulteriore elemento di richiamo a carattere esclusivamente culturale.
Il tema di quest’anno è: Venezia, prima della Biennale.
La rassegna, curata dall’Istituto Matteucci, vuole porre l’accento sull’opera di una serie di artisti attivi a Venezia immediatamente dopo l’annessione, nel 1866, del Veneto al Regno d’Italia, e che avendo come riferimento costante la città, la laguna, i suoi dintorni e la sua gente, ne hanno lasciato un ricordo vivo e schietto, impresso in opere alle quali, oggi, guardiamo con profonda emozione come reali testimonianze del passaggio dalla tradizione all’età moderna.
Durante il ventennio che precedette la prima Biennale del 1895 Venezia fu uno degli scenari ideali della rinascita, in Italia, del paesaggio pittorico, dopo la lunga parentesi del Vedutismo settecentesco e del filone romantico. Si trattò di una stagione di intensa creatività, durante la quale personalità altamente dotate, nate a cavallo della metà del secolo, superando i limiti dell’Accademia e andando al di là delle convenzioni, da emergenti s’imposero come veri protagonisti sulle generazioni passate. I loro nomi corrispondono a quelli di Zandomeneghi, Guglielmo Ciardi, Nono, Favretto, Milesi, Fragiacomo e Tito; questi artisti, ribaltando la visione di una città bloccata in uno stereotipo iconografico difficile da superare, con la loro mente feconda e con un ingegno straordinario operarono una svolta decisiva, destinata a segnare il nuovo corso della pittura veneta.
I circa cinquanta dipinti che, selezionati per la circostanza, delineano il tracciato della rassegna modenese, in virtù della tematica e della loro datazione, rappresentano una sorta di viaggio a ritroso nella Venezia del passato, nonché un compendio di particolare interesse filologico e di forte impatto visivo.
Va sottolineato che gran parte di essi, costituiranno un’autentica sorpresa anche per gli studiosi. Se è vero, infatti, che una vasta letteratura ha contribuito a renderne familiare l’immagine, altrettanto vero è che, per l’occasione, saranno riuniti per la prima volta grazie alla magnanimità dei loro attuali, gelosi “custodi”. Non è, dunque, cosa frequente vedere insieme, nella stessa circostanza, le due famose versioni di Mercato di Badoere, realizzate da Guglielmo Ciardi, rispettivamente nel 1873 e nel’75 e, come se non bastasse, quella che ha fatto da modelletto della prima.
Altrettanto degna di nota è la serie dei dipinti di Luigi Nono, di una varietà tematica in grado di renderne a tutto tondo la complessa figura d’artista che, per sentimento d’ispirazione ed attenzione verso una realtà estranea al pittoresco, sta a sé nel panorama veneto dell’epoca.
Ma il vero clou della mostra è dato dai ben undici Favretto, anch’essi rigorosamente selezionati secondo un criterio tematico che ne conferma la straordinaria duttilità. Aprono questa sezione Ingresso di una casa patrizia a Venezia e La raccolta del riso nelle terre del basso veronese, due opere nelle quali il colorito veneziano e la luce macchiaiola si fondono in un risultato che riassume il meglio delle ricerche condotte, in quel periodo - siamo negli anni settanta – dalle due scuole allora più attive e vivaci in Italia, quella toscana facente capo a Fattori e a Lega, e quella veneta dominata, appunto, dalla personalità eclettica di Favretto. La mostra di Modena meriterebbe una visita anche solo per ammirare entrambi questi capolavori.
Il 19 febbraio 2005, in occasione dell’apertura della XIX edizione di Modenantiquaria, si rinnova l’appuntamento al padiglione Excelsior con il grande collezionismo della pittura italiana dell’Ottocento, che vede la partecipazione di oltre venti tra gli operatori più qualificati nel settore. Contemporaneamente, nello stesso padiglione, verrà presentata la oramai consueta mostra collaterale che, anch’essa incentrata su quel periodo artistico, costituirà un ulteriore elemento di richiamo a carattere esclusivamente culturale.
Il tema di quest’anno è: Venezia, prima della Biennale.
La rassegna, curata dall’Istituto Matteucci, vuole porre l’accento sull’opera di una serie di artisti attivi a Venezia immediatamente dopo l’annessione, nel 1866, del Veneto al Regno d’Italia, e che avendo come riferimento costante la città, la laguna, i suoi dintorni e la sua gente, ne hanno lasciato un ricordo vivo e schietto, impresso in opere alle quali, oggi, guardiamo con profonda emozione come reali testimonianze del passaggio dalla tradizione all’età moderna.
Durante il ventennio che precedette la prima Biennale del 1895 Venezia fu uno degli scenari ideali della rinascita, in Italia, del paesaggio pittorico, dopo la lunga parentesi del Vedutismo settecentesco e del filone romantico. Si trattò di una stagione di intensa creatività, durante la quale personalità altamente dotate, nate a cavallo della metà del secolo, superando i limiti dell’Accademia e andando al di là delle convenzioni, da emergenti s’imposero come veri protagonisti sulle generazioni passate. I loro nomi corrispondono a quelli di Zandomeneghi, Guglielmo Ciardi, Nono, Favretto, Milesi, Fragiacomo e Tito; questi artisti, ribaltando la visione di una città bloccata in uno stereotipo iconografico difficile da superare, con la loro mente feconda e con un ingegno straordinario operarono una svolta decisiva, destinata a segnare il nuovo corso della pittura veneta.
I circa cinquanta dipinti che, selezionati per la circostanza, delineano il tracciato della rassegna modenese, in virtù della tematica e della loro datazione, rappresentano una sorta di viaggio a ritroso nella Venezia del passato, nonché un compendio di particolare interesse filologico e di forte impatto visivo.
Va sottolineato che gran parte di essi, costituiranno un’autentica sorpresa anche per gli studiosi. Se è vero, infatti, che una vasta letteratura ha contribuito a renderne familiare l’immagine, altrettanto vero è che, per l’occasione, saranno riuniti per la prima volta grazie alla magnanimità dei loro attuali, gelosi “custodi”. Non è, dunque, cosa frequente vedere insieme, nella stessa circostanza, le due famose versioni di Mercato di Badoere, realizzate da Guglielmo Ciardi, rispettivamente nel 1873 e nel’75 e, come se non bastasse, quella che ha fatto da modelletto della prima.
Altrettanto degna di nota è la serie dei dipinti di Luigi Nono, di una varietà tematica in grado di renderne a tutto tondo la complessa figura d’artista che, per sentimento d’ispirazione ed attenzione verso una realtà estranea al pittoresco, sta a sé nel panorama veneto dell’epoca.
Ma il vero clou della mostra è dato dai ben undici Favretto, anch’essi rigorosamente selezionati secondo un criterio tematico che ne conferma la straordinaria duttilità. Aprono questa sezione Ingresso di una casa patrizia a Venezia e La raccolta del riso nelle terre del basso veronese, due opere nelle quali il colorito veneziano e la luce macchiaiola si fondono in un risultato che riassume il meglio delle ricerche condotte, in quel periodo - siamo negli anni settanta – dalle due scuole allora più attive e vivaci in Italia, quella toscana facente capo a Fattori e a Lega, e quella veneta dominata, appunto, dalla personalità eclettica di Favretto. La mostra di Modena meriterebbe una visita anche solo per ammirare entrambi questi capolavori.
Periodo: la manifestazione si è tenuta in passato nel mese di ed è presa dal nostro archivio storico.
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