Ragazze sole con qualche esperienza
In: Campania : Napoli : Napoli
Descrizione
Nuovo Teatro Nuovo di Napoli ore 21.00
di Enzo Moscato, per la regia di Geppy Gleijeses
"Ragazze sole con qualche esperienza" testo in due tempi di Enzo Moscato, fu rappresentato, per sole due settimane, al teatro Ausonia di Napoli nel novembre 1985, da un cast composto dallo stesso Moscato, Annibale Ruccello, Silvio Orlando e Tonino Taiuti. Dopo la fortunata messinscena de "Le cinque rose di Jennifer" di Annibale Ruccello, Geppy Gleijeses, motivato da un necessario e filologico approfondimento, affronta un altro spettacolo en travesti, in cui il travestitismo assurge a metafora dell’esigenza di cambiamento e dell’inquietudine del vivere.
A dar vita, in scena, a questa ‘edizione’ sono Geppy Gleijeses, Gennaro Cannavacciuolo, Tonino Taiuti, Agostino Chiummariello. I costumi sono a cura di Ludovica P. Leonetti, le scene di Paolo Calafiore, la regia è di Geppy Gleijeses.
La vicenda, che alterna sapientemente farsa e tragedia, è il pretesto per affrontare temi come l’amore, la solitudine, la “quotidiana cooptazione alla violenza”, espressi attraverso quella vorticosa “Babele linguistica” che mescola tradizione e modernità, tipica dell’opera di Moscato.
Due travestiti, Grand Hotel e Bolero Film, e due scalcagnati delinquenti, Scialò e Cicala, s’incontrano per un supposto regolamento di conti o per un folle incontro amoroso, nato dalla pubblicazione di un’inserzione sulla rubrica Cuori Solitari.
Inizia, così, un carosello di situazioni assurde, calato nell'espressività musicale della parlata napoletana. Il plot, esilarante e farsesco, costituisce un puro pretesto narrativo.
Moscato esplora da sempre, con audacia e sensibilità, una pluralità di registri linguistici arcaici e contemporanei. Autore tra i più indicativi della drammaturgia partenopea, opera ancora una volta una radicale rottura della tradizione, attraverso l'accumulo e il paradosso babelico, creando una derisoria e disperata farsa della Napoli post-eduardiana.
Partendo dalla contraddittoria e complessa realtà sociale partenopea, e cercando nella contaminazione la forma di una modernità espressiva, aspira ad una forma teatro-poesia, arricchito dall’eredità di Pasolini. I personaggi di Moscato sono attori di un dramma estremo, forte, vero e delirante, carico di conflitti e di contrasti.
I gesti, esaltati dagli interpreti, e la tela drammaturgia, propriamente ‘moscatiana’, danno vita a due ore di spettacolo dai toni assolutamente divertenti, che rasentano il grottesco.
Nuovo Teatro Nuovo di Napoli ore 21.00
di Enzo Moscato, per la regia di Geppy Gleijeses
"Ragazze sole con qualche esperienza" testo in due tempi di Enzo Moscato, fu rappresentato, per sole due settimane, al teatro Ausonia di Napoli nel novembre 1985, da un cast composto dallo stesso Moscato, Annibale Ruccello, Silvio Orlando e Tonino Taiuti. Dopo la fortunata messinscena de "Le cinque rose di Jennifer" di Annibale Ruccello, Geppy Gleijeses, motivato da un necessario e filologico approfondimento, affronta un altro spettacolo en travesti, in cui il travestitismo assurge a metafora dell’esigenza di cambiamento e dell’inquietudine del vivere.
A dar vita, in scena, a questa ‘edizione’ sono Geppy Gleijeses, Gennaro Cannavacciuolo, Tonino Taiuti, Agostino Chiummariello. I costumi sono a cura di Ludovica P. Leonetti, le scene di Paolo Calafiore, la regia è di Geppy Gleijeses.
La vicenda, che alterna sapientemente farsa e tragedia, è il pretesto per affrontare temi come l’amore, la solitudine, la “quotidiana cooptazione alla violenza”, espressi attraverso quella vorticosa “Babele linguistica” che mescola tradizione e modernità, tipica dell’opera di Moscato.
Due travestiti, Grand Hotel e Bolero Film, e due scalcagnati delinquenti, Scialò e Cicala, s’incontrano per un supposto regolamento di conti o per un folle incontro amoroso, nato dalla pubblicazione di un’inserzione sulla rubrica Cuori Solitari.
Inizia, così, un carosello di situazioni assurde, calato nell'espressività musicale della parlata napoletana. Il plot, esilarante e farsesco, costituisce un puro pretesto narrativo.
Moscato esplora da sempre, con audacia e sensibilità, una pluralità di registri linguistici arcaici e contemporanei. Autore tra i più indicativi della drammaturgia partenopea, opera ancora una volta una radicale rottura della tradizione, attraverso l'accumulo e il paradosso babelico, creando una derisoria e disperata farsa della Napoli post-eduardiana.
Partendo dalla contraddittoria e complessa realtà sociale partenopea, e cercando nella contaminazione la forma di una modernità espressiva, aspira ad una forma teatro-poesia, arricchito dall’eredità di Pasolini. I personaggi di Moscato sono attori di un dramma estremo, forte, vero e delirante, carico di conflitti e di contrasti.
I gesti, esaltati dagli interpreti, e la tela drammaturgia, propriamente ‘moscatiana’, danno vita a due ore di spettacolo dai toni assolutamente divertenti, che rasentano il grottesco.
Periodo: la manifestazione si è tenuta in passato nel mese di ed è presa dal nostro archivio storico.
Se l'evento si ripeterà anche quest'anno per favore segnalaci le nuove date »

