Presepe vivente e cantante
In: Puglia : Foggia : Foggia
Descrizione
Teatro del Fuoco ore 21.00
DAVID RIONDINO - STEFANO BOLLANI
PRESEPE VIVENTE E CANTANTE
La cantata dei pastori immobili
con Paolo Benvegnù, Monica Demuru, Petra Magoni, Mauro Mengali
Le statuine del presepe ogni anno riemergono dagli scatoloni in soffitta per essere riposizionate, tese verso la mitica capanna nell’imposiibilità di raggiungerla. I loro pensieri diventano canzoni in un singolare spettacolo messo in scena da DAVID RIONDINO (artista improvvisatore assai colto e sornione) e STEFANO BOLLANI (straordinario pianista jazz con vocazione da comico). Il primo si è occupato del testo e sarà sul palco in veste di narratore; il secondo è l’autore delle musiche che eseguirà al pianoforte, con quattro cantanti nelle vesti di statuine del presepe, Paolo Benvegnù, Monica Demuru, Petra Magoni e Mauro Mengali. Con sorridente malinconia, essi raccontano il destino di chi – condannato a rimanere fermo – non può vedere, parlare e comunicare. Da antiche figure del presepe i quattro si trasformano nei volti del nostro tempo, ricordandi con divertita e divertente amarezza come il destino dell’uomo non sia così dissimile a quello della statuina.
Teatro del Fuoco ore 21.00
DAVID RIONDINO - STEFANO BOLLANI
PRESEPE VIVENTE E CANTANTE
La cantata dei pastori immobili
con Paolo Benvegnù, Monica Demuru, Petra Magoni, Mauro Mengali
Le statuine del presepe ogni anno riemergono dagli scatoloni in soffitta per essere riposizionate, tese verso la mitica capanna nell’imposiibilità di raggiungerla. I loro pensieri diventano canzoni in un singolare spettacolo messo in scena da DAVID RIONDINO (artista improvvisatore assai colto e sornione) e STEFANO BOLLANI (straordinario pianista jazz con vocazione da comico). Il primo si è occupato del testo e sarà sul palco in veste di narratore; il secondo è l’autore delle musiche che eseguirà al pianoforte, con quattro cantanti nelle vesti di statuine del presepe, Paolo Benvegnù, Monica Demuru, Petra Magoni e Mauro Mengali. Con sorridente malinconia, essi raccontano il destino di chi – condannato a rimanere fermo – non può vedere, parlare e comunicare. Da antiche figure del presepe i quattro si trasformano nei volti del nostro tempo, ricordandi con divertita e divertente amarezza come il destino dell’uomo non sia così dissimile a quello della statuina.
Periodo: la manifestazione si è tenuta in passato nel mese di ed è presa dal nostro archivio storico.
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