Prosa: Rigoletto


In: Friuli Venezia Giulia : Trieste : Trieste

Descrizione
Sala Bartoli

"Rigoletto" é un testo interessante firmato da Enrico Groppali e ispirato proprio ai temi del grande capolavoro verdiano.
Il protagonista è Giancarlo Condè, diretto da Umberto Cantone. Lo spettacolo è presentato come “fuori abbonamento” nella programmazione del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia.

Fra il 1851 e il 1853 Giuseppe Verdi diede alle scene tre delle sue opere più amate, Rigoletto, Trovatore e Traviata.
Applaudite, studiate reinterpretate, dicono molto del mondo morale verdiano e di un modello etico a cui continuiamo in qualche modo a fare riferimento.
Tutte e tre pongono al loro centro il tema – universale e sempre emozionante – dell’amore: l’amore di coppia, sbocciato, negato, tradito, ma anche l’amore fondamentale che lega genitori e figli. Un sentimento – quest’ultimo – che Verdi tratta sempre in modo toccante e delicato e a cui dedica accenti di profonda commozione e comprensione anche quando esprime laceranti contraddizioni.
Sembra porre l’attenzione proprio su questo l’interessante riduzione a monologo dell’opera verdiana che viene proposta alla Sala Bartoli.
Un’operazione interessante, curata da un fine intellettuale come Enrico Groppali per quanto riguarda la creazione drammaturgica, e portata in scena – lasciando notevole spazio all’emozione della musica di Verdi – dal regista Umberto Cantone e da un interprete di notevole espressività, Giancarlo Condé, cui si affianca Matteo Pavlica.

Nella rilettura di Groppali - pur continuando ad essere il buffone di corte deforme della tradizione - Rigoletto diviene un personaggio più completo: è gobbo per la sua malformazione fisica, ma – metaforicamente – anche perché la vita lo costringe a inchinarsi davanti alla “vil razza dannata” dei cortigiani, a piegare la propria dignità ai loro desideri. Da sempre ride e provoca “a comando”, ridotto a ciò dal destino: una banda di zingari infatti lo ha rapito bambino, lo ha seviziato e deformato per esibirlo poi come “mostro” nelle fiere paesane.
Un tema che ci rimanda alla poetica di Victor Hugo e al Leitmotiv del mostro che la percorre, riecheggiando in opere quali la Lucrezia Borgia, il celeberrimo Notre Dame de Paris e lo stesso Le roi s’amuse (Il re si diverte, 1832): romanzo da cui Francesco Maria Piave trasse il libretto del Rigoletto verdiano.
Il povero Rigoletto è nato dunque sotto una cattiva stella: destino crudele e condiviso da Violetta – l’infelice eroina di Traviata – e dalla zingara Azucena nel Trovatore. Solo l’amore e la sofferenza lo potranno ricondurre alla dimensione morale, all’umanità e al rispetto.
Rigoletto infatti – nonostante il proprio aspetto e il proprio triste ruolo a corte – possiede un tesoro prezioso: una figlia bellissima. Il destino lo beffa ancora facendo sì che al suo adamantino amore paterno si opponga quello frainteso e doloroso che nasce fra Gilda e il Duca di Mantova. All’inganno, al cinismo del Duca, la purezza del cuore di Gilda è destinata a soccombere, assieme a Rigoletto che nel sacrificio della ragazza vede svanito il suo unico sogno. “Ebben io piango” canta, e da quel momento non è più – agli occhi del pubblico – un buffone, ma un padre tormentato, tutto teso a proteggere l’incanto del proprio unico bene. È in questa dimensione che egli continua a conquistarci.
Per ripercorrere in modo personale e sensibile una storia tanto amata, era necessaria l’abilità di un autore come Groppali: critico teatrale, studioso, traduttore e drammaturgo, egli ha firmato versioni italiane dei maggiori classici (da Schiller, a Shakespeare) ma anche di autori problematici quali Frank Wedekind e Jean-Paul Sartre. Fra i suoi testi per la scena spiccano i titoli di Don Sand e Don Juan, A mosca cieca, Billy Budd tratto dall’opera di Melville e Misteri, incentrato sull’Irlanda dei bardi.

Ha il merito di conciliare la lezione dei grandi maestri a più innovative esperienze anche il percorso artistico del versatile Giancarlo Condé. È stato diretto da Giorgio Strehler (La grande magia), Fritz Benewitz (Vita di Galileo), Luca Ronconi (Venezia salva), Aldo Trionfo (Il diavolo e il buon Dio, Francesca da Rimini e Nave), Giancarlo Cobelli (Matrimonio di Figaro, Ekaterina Ivanovna, La vedova scaltra); ha sostenuto una interessante esperienza teatrale e cinematografica in Germania e successivamente in Italia ha affrontato lavori di rilievo con Chérif e Tarantino. È recente il suo impegno con Gabriele Lavia ne L’Avaro di Molière.

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Il testo è stato gentilmente fornito da: Ilaria Lucari - Ufficio Stampa


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