Grimmm
In: Toscana : Livorno : Castagneto Carducci
Descrizione
Teatro Roma
Domenica 17 aprile, ore 18.00
Lunedì 18 aprile, matinée ore 10.00
testi di Francesco Niccolini
uno spettacolo di Marion D’Amburgo e Giovanni Scandella
con Marion D’Amburgo e Andrea Carabelli
Due attori piombano al centro di uno spazio delimitato dal pubblico. Hanno con sé i loro ferri del mestiere, le loro povere masserizie. Hanno necessità di raccontare, secondo gli stili cari al loro cuore: tragico, comico, tragicomico. I loro movimenti sono lenti e cadenzati, circospetti e intimiditi. Vari oggetti sono in attesa che l’attore gli conferisca vita, ma egli ora è solo e i personaggi sono molti, e così indosserà più maschere riproponendo l'antico gioco delle parti, primo fra tutti l’eterno duello tra la morte e la vita. La morte è il deus ex machina di Comare Morte, la prima delle tre fiabe. Dopo questo ipotetico dialogo con la morte, l'attore vuole a tutti i costi affermarsi in un pezzo di bravura: Gianni testa fina. Qui il rimando alla maschera di Arlecchino e alla Commedia dell'Arte, gli permette di entrare e uscire dalla parte elevando al quadrato il suo gioco, affidandosi al gesto e alla parola. Da questo divertimento scaturirà la narrazione di Biancaneve dove l’attore userà corpo e voce per attingere a una realtà fortemente illusoria e simbolica.
Le tre fiabe sono pretesto per elaborare la macchina del racconto: una dimensione in cui il teatro rappresenta, attraverso forme visibili ma illusorie, una realtà irreale, un'azione immaginaria. Queste si sollecitano a vicenda avendo come denominatore comune il flusso narrativo. Così l’attore rimanda all’uomo, l’uomo al personaggio, il personaggio all’attore, in un moto perpetuo. Costumi e oggetti sono la materia prima dell’affabulazione, mentre la prossimità fisica del pubblico precipita lo spettatore dentro la macchina stessa del racconto.
Teatro Roma
Domenica 17 aprile, ore 18.00
Lunedì 18 aprile, matinée ore 10.00
testi di Francesco Niccolini
uno spettacolo di Marion D’Amburgo e Giovanni Scandella
con Marion D’Amburgo e Andrea Carabelli
Due attori piombano al centro di uno spazio delimitato dal pubblico. Hanno con sé i loro ferri del mestiere, le loro povere masserizie. Hanno necessità di raccontare, secondo gli stili cari al loro cuore: tragico, comico, tragicomico. I loro movimenti sono lenti e cadenzati, circospetti e intimiditi. Vari oggetti sono in attesa che l’attore gli conferisca vita, ma egli ora è solo e i personaggi sono molti, e così indosserà più maschere riproponendo l'antico gioco delle parti, primo fra tutti l’eterno duello tra la morte e la vita. La morte è il deus ex machina di Comare Morte, la prima delle tre fiabe. Dopo questo ipotetico dialogo con la morte, l'attore vuole a tutti i costi affermarsi in un pezzo di bravura: Gianni testa fina. Qui il rimando alla maschera di Arlecchino e alla Commedia dell'Arte, gli permette di entrare e uscire dalla parte elevando al quadrato il suo gioco, affidandosi al gesto e alla parola. Da questo divertimento scaturirà la narrazione di Biancaneve dove l’attore userà corpo e voce per attingere a una realtà fortemente illusoria e simbolica.
Le tre fiabe sono pretesto per elaborare la macchina del racconto: una dimensione in cui il teatro rappresenta, attraverso forme visibili ma illusorie, una realtà irreale, un'azione immaginaria. Queste si sollecitano a vicenda avendo come denominatore comune il flusso narrativo. Così l’attore rimanda all’uomo, l’uomo al personaggio, il personaggio all’attore, in un moto perpetuo. Costumi e oggetti sono la materia prima dell’affabulazione, mentre la prossimità fisica del pubblico precipita lo spettatore dentro la macchina stessa del racconto.
Periodo: la manifestazione si è tenuta in passato nel mese di ed è presa dal nostro archivio storico.
Se l'evento si ripeterà anche quest'anno per favore segnalaci le nuove date »

