Spettacolo teatrale: Albe tre
In: Sardegna : Cagliari : Cagliari
Descrizione
Teatro delle Saline di Cagliari
Ore 21
Di Paolo Puppa per la regia di Walter Manfrè, con Isabella Caserta e Roberto Vandelli come protagonisti.
Il testo propone tre flash sulla crisi di coppia. Stavolta però si procede dalla fine.
All’inizio lei è una malata terminale, ospite di un albergo-ospedale, in riva ad un lago nordico, forse, ma potrebbe anche essere il lago di Garda. Lui, il marito, vitale e pieno di futuro (ha una sua studentessa da cui aspetta un figlio), è accorso al suo capezzale attirato dalle paure della donna e da uno strano evento: l’apparizione di un serpente seguito dall’intervento di angeli che lo mettono in fuga ogni sera. L’uomo, affermato professore di antropologia, deride la moglie perché vi riconosce un canto dantesco.
2° flash. I due personaggi, a turno, si rivolgono all’assenza di luce, che incombe sull’acqua: lei, supplicando l’alba di tornare, un’ultima volta prima di sciogliersi in natura per chiedere perdono al marito del proprio egoismo ontologico; lui invece chiede al buio di imporsi per sempre e di interrompere così il ciclo bestiale dell’esistenza. Ognuno dei due, insomma, pare liberare una maschera opposta a quella esibita nell’esordio.
Infine, nel 3° flash, si torna al passato. L’albergo-ospedale è una villa privata col giardino che scivola sul lago, quasi un fiordo ibseniano. Lei si è svegliata, sana, e racconta al marito un brutto sogno in cui era ammalata, vecchia, abbandonata da lui, che la tranquillizza. La donna insiste su immagini strane, animali minacciosi di cui non ricorda né identità né funzioni.
Si affronta la crisi della coppia in modo strano e inquietante in cui le atmosfere prevalgono a tratti sul racconto, ma per chiarirlo.
Teatro delle Saline di Cagliari
Ore 21
Di Paolo Puppa per la regia di Walter Manfrè, con Isabella Caserta e Roberto Vandelli come protagonisti.
Il testo propone tre flash sulla crisi di coppia. Stavolta però si procede dalla fine.
All’inizio lei è una malata terminale, ospite di un albergo-ospedale, in riva ad un lago nordico, forse, ma potrebbe anche essere il lago di Garda. Lui, il marito, vitale e pieno di futuro (ha una sua studentessa da cui aspetta un figlio), è accorso al suo capezzale attirato dalle paure della donna e da uno strano evento: l’apparizione di un serpente seguito dall’intervento di angeli che lo mettono in fuga ogni sera. L’uomo, affermato professore di antropologia, deride la moglie perché vi riconosce un canto dantesco.
2° flash. I due personaggi, a turno, si rivolgono all’assenza di luce, che incombe sull’acqua: lei, supplicando l’alba di tornare, un’ultima volta prima di sciogliersi in natura per chiedere perdono al marito del proprio egoismo ontologico; lui invece chiede al buio di imporsi per sempre e di interrompere così il ciclo bestiale dell’esistenza. Ognuno dei due, insomma, pare liberare una maschera opposta a quella esibita nell’esordio.
Infine, nel 3° flash, si torna al passato. L’albergo-ospedale è una villa privata col giardino che scivola sul lago, quasi un fiordo ibseniano. Lei si è svegliata, sana, e racconta al marito un brutto sogno in cui era ammalata, vecchia, abbandonata da lui, che la tranquillizza. La donna insiste su immagini strane, animali minacciosi di cui non ricorda né identità né funzioni.
Si affronta la crisi della coppia in modo strano e inquietante in cui le atmosfere prevalgono a tratti sul racconto, ma per chiarirlo.
Periodo: la manifestazione si è tenuta in passato nel mese di ed è presa dal nostro archivio storico.
Se l'evento si ripeterà anche quest'anno per favore segnalaci le nuove date »

